diotimacomunità filosofica femminile

per amore del mondo Edizione 19 - 2023

In Memoria

Un ricordo di Giovanni Invitto

Ricordare Giovanni Invitto è per me pensarlo nell’intreccio esistenziale, politico e filosofico con Marisa Forcina. La sua figura è inseparabile da quella di Marisa, tanto che davvero non saprei dire quanto la sua attenzione per il pensiero della differenza sessuale e più in genere per la filosofia femminile derivasse da un desiderio autonomo di conoscere, sperimentare e trasformarsi e quanto dallo scambio con la moglie, pensatrice della differenza.

Lo vedevo comparire ai convegni con quei suoi incredibili occhi azzurri e quella figura sottile, già ironica nel corpo oltre che nel sorriso. Poneva questioni spiazzanti, veloci.

La rivista da lui fondata «Segni e comprensione» esce nel 1987 con un primo numero dedicato a Maurice Merleau-Ponty e più in generale il lavoro filosofico di Giovanni ha nella fenomenologia – e in particolare quella merleaupontiana – la sua matrice generativa. Naturalmente tanti sono i suoi studi filosofici, ma ho in mente soprattutto questa linea di ricerca perché è stata quella con la quale sono stata più in contatto e con la quale ho avuto più motivi di scambio. Ricordo l’invito più volte rivolto a Luce Irigaray ad articolare in saggi precisi le sue obiezioni stringenti a Merleau-Ponty a partire dalla prospettiva della differenza sessuale. Lei considerava Merleau-Ponty troppo legato alla ragione tradizionale, da un lato e dall’altro troppo unito in modo fusionale alla madre, tanto da non saper dare respiro alla differenza sessuale, che ha bisogno di spazio, di apertura. Per Giovanni erano osservazioni fondamentali.

Nella sua lettura di Merleau-Ponty Giovanni ha privilegiato la filosofia dell’ambiguità, del chiasmo e della reversibilità, cioè della tenuta di due poli in continuo gioco tra loro, criticando la posizione degli studi merleaupontiani più recenti che sono passati decisamente al piano dell’impersonale ontologico, dimenticando la polarità simbolica, tutto a vantaggio della singolarità. Ora credo che Giovanni abbia avuto interesse per il pensiero della differenza proprio perché mantiene sempre aperto il gioco reciproco di differenza tra i sessi in modo aperto e in un divenire infinito.

Vorrei concludere con una nota affettuosa per esprimere l’importanza che Giovanni Invitto aveva per i suoi concittadini. Mi ero resa conto, andando più volte a Lecce, che per tante persone che lo incontravano, era “il professore” per antonomasia. Certo ha ricoperto cariche istituzionali, ma in quel termine ho sempre sentito una simpatia, una gentilezza un po’ ironica e allo stesso tempo un riconoscimento di autorità.