diotimacomunità filosofica femminile

per amore del mondo Edizione 20 - 2024/2025

Introduzione

Temporale

Temporale dice del tempo in cui esce questo numero.

Se già introducevamo quello precedente sotto un cielo spietato e cupo e invocando “Apriti cielo!”, ora il cielo si è aperto sì, ma alla violenza del temporale.

Aperte violente parole sono tuonate e ne sono state foriere: chi semina vento raccoglie tempesta, si suol dire, ma poi piove a dirotto molto più sui giusti che sugli ingiusti. Più sugli innocenti e impotenti che sui potenti. Non c’è giustizia nel temporale.

E questo vale anche in un altro senso che risuona nella parola, quello della dimensione temporale come tempo del potere mondano, il potere temporale che non è eterno, né spirituale. Che riconosce la sua legge solo nella forza e manifesta la propria natura nella violenza. È proprio questa la violenza del temporale che si sta abbattendo sul mondo. Pretendendosi la verità, la realtà incontrastabile e necessaria del mondo, fatale e ineluttabile come lo sono i temporali che accadono, tutto travolgono e trascinano con sé. Senza colpa, ciechi e funesti come un destino da accettare.

Ma non è lo stesso, la parola inganna, davvero qui l’imprecazione “piove, governo ladro” coglie nel segno di una differenza da rammentare. Specie ricordando quanto la storia di chi era lontano dal governo del potere temporale abbia portato a subire violenza e guerra come si sopportano tempeste e carestie. Soprattutto donne colpite dai rovesci del tempo della Storia, impegnate a sostenere il tempo della vita nel mondo. Ben consapevoli che il temporale non è tutto.

La poesia di Emily Dickinson, Storm, che abbiamo scelto come viatico a questo numero e auspicio a questo nostro presente fa segno a come anche la furia distruttiva del temporale sia in un tempo che la precede e la eccede:

How much can come

And much can go,

And yet abide the world!

(Quante cose possono venire e quante possono passare, e il mondo ancora continua a girare!)

I testi delle relazioni ai due ultimi Grandi seminari di Diotima, entrambi mossi e quasi imposti dolorosamente dall’urgenza del presente, sono attraversati dall’attenzione a quel che nel tempo non è totalmente del tempo. A ciò che lo taglia, alle eccedenze e aperture ad altra temporalità non scandite dalla misura della contemporaneità, a quel che non sta nell’immediata visibilità e passione dei tempi, alla continuità e permanenza e anche intermittenza del tempo della vita umana e non umana, all’intreccio dei tempi del mondo sulla terra, a quel che non chiude ma sostiene, apre e rigenera il tempo e il mondo.

Temporale dice poi anche di un altro significato in questo numero 20 della nostra rivista, e al passaggio dei 40 anni di Diotima, ormai superato perché sì, siamo anche sempre poco rispettose dei tempi e non inclini alle ricorrenze.

Tanto tempo è passato, lo guardiamo come un buon tempo, abbiamo avuto un tempo favorevole e speriamo di averlo favorito. Non stiamo a fare bilanci, né festeggiamenti, non stiamo al passato e nemmeno a dar credito a chi vorrebbe consegnare al passato il pensiero della differenza o magari il femminismo. Pensiamo al presente con il nostro passato, e al passato-presente.

Così iniziamo una riflessione con una rubrica che proseguirà, chiedendo a donne che non sono state nella storia di Diotima, perché più giovani, perché in altri percorsi, perché lontane o chissà, di leggere o rileggere i nostri libri.

Ancora, di nuovo.