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per amore del mondo Edizione 19 - 2023

In Memoria

Mario Tronti, un amico del pensiero della differenza

Desidero ricordare Mario Tronti. Quando muore qualcuno che ci è stato vicino, pur non essendo un vero e proprio amico, subito nasce una domanda inquieta. Chi era davvero? Perché non ho preso del tempo e non gli ho dedicato quell’attenzione, che mi avrebbe permesso di avvicinarmi e fare la sua conoscenza?

Certo Mario Tronti è stato un intellettuale molto noto nella sinistra marxista italiana e internazionale. Sia la fase operaista sia quella successiva incentrata sull’autonomia del politico sono note e non da oggi oggetto di un ampio dibattito.

Ma non è di questo che vorrei parlare, ricordandolo, bensì della sua speciale attenzione al pensiero della differenza sessuale, nelle forme e nelle pratiche pensate da una parte del femminismo italiano. Un’attenzione che si è concretizzata anche nel creare momenti di incontro allargati che mettessero al centro questo pensiero.

Ho ricordi felici in questo senso. Tronti aveva instaurato un legame di scambio, di stima affettuosa e di ricerca con il monastero di Camaldoli, quando ancora era guidato spiritualmente, anche se non formalmente, da padre Benedetto Calati. Mi aveva fatto invitare a parlare del pensiero di Simone Weil in quel contesto che considerava il più aperto per accogliere e rilanciare l’eredità della Weil. Al monastero camaldolese di Monte Giove vicino a Fano aveva fatto invitare molte compagne di Diotima per un convegno sul pensiero della differenza. Ricordo Luisa Muraro, Wanda Tommasi, Angela Putino ed altre. Poi a Roma qualche anno dopo un pomeriggio di riflessioni sul pensiero femminile, le pratiche e la dimensione religiosa. Ricordo che tra le relatrici era presente anche la figlia, Antonia Tronti, che ha approfondito il legame tra spiritualità indiana e cristiana. Tutto questo tra la fine degli anni Novanta e i primi anni del Duemila.

Perché gli interessava così tanto il pensiero della differenza? Ne ha parlato qui e là. Mi rifaccio in modo particolare ad un’intervista pubblicata su “il manifesto” nel 2021 in occasione dei suoi novant’anni. L’esperienza operaista – diceva – gli aveva “consegnato un metodo di base: il punto di vista di parte”, che implica la coerenza tra “il tuo vivere, il tuo agire e il tuo pensare”. “Ho sempre parlato di una società divisa in due, in ogni tempo e in varie forme. Per questo mi ha affascinato l’irrompere del femminismo della differenza e l’ho seguito con grande curiosità intellettuale. L’idea del due che spezza l’eterno uno maschile dell’essere umano è stata una rottura teorica del paradigma emancipazionista sulla strada della liberazione femminile” (in manifesto.it).

Il due sessuato, dunque, porta ad una parzialità, che si fa visione vincolante, stile di vita, coerenza nell’agire e nel pensare.

Si può dire ancora qualcosa di più. Ragionando con Ida Dominijanni, che ha scritto un bel testo su Tronti dal titolo Eredi al tramonto (in Mario Tronti et alii, Politica e destino, Sossella, Roma 2006), lei osservava che sicuramente ciò che interessava molto Tronti era la distinzione posta tra autorità e potere così come è stata pensata in testi della Libreria delle donne di Milano e in libri di Diotima e poi variamente ripresa nel dibattito pubblico. Si tratta della prospettiva di riscattare l’idea di autorità come leva simbolica per un’altra politica.

Aggiungo di mio che sicuramente l’interesse per la ricerca filosofica religiosa che lo portava ad uno scambio nel tempo con i monaci camaldolesi era lo stesso che lo avvicinava al pensiero di Diotima per l’importanza della mistica nella politica relazionale, che alcune pensatrici di Diotima hanno articolato.

Credo che questi ultimi aspetti del pensiero di Mario Tronti nel legame con il pensiero della differenza possano essere ancora di più e meglio approfonditi. Per conoscere meglio lui. Per conoscere un po’ meglio la via che stiamo percorrendo.