Le ragazze di Via dei Fiorentini
Recensione a Le ragazze di Via dei Fiorentini, a cura di Giovanna Borrello, ed. Liguori, E. 22
Come ideatrice e curatrice del testo “Le ragazze di Via dei Fiorentini” non ho voluto scrivere alcuna recensione sui giornali e riviste tradizionali, ho scelto la rivista di Diotima “Per amore del mondo”, perché più congeniale al metodo che abbiamo seguito nel raccontarci, che è il partire da sé. Ma soprattutto scrivo qui per quella parola che spicca nel titolo della rivista e che è la motivazione da cui nasce il libro, il suo intimo filo conduttore, ossia: l’Amore.
“Amor che muove il mondo e l’universo”, diceva il sommo poeta.
Il testo nasce per Amore verso Graziella Pagano, dirigente politica del PCI-PDS-DS, che ha rivestito ruoli istituzionali (da Consigliera comunale a Senatrice e Parlamentare europea), morta due anni fa. A lei il libro è dedicato.
Amore è stato il sentimento che mi ha ispirato come curatrice: la curatrice – lo dice la parola stessa – cura il libro in tutto le sue parti, e la cura è la prima parola che connota l’amore. Un amore senza cura è un amore astratto.
Amore per Graziella, mia amica del cuore, conosciuta nelle aule universitarie a 19 anni. Ci siamo telefonate da allora quasi ogni giorno per commentare gli avvenimenti della giornata e raccontarci i reciproci segreti che hanno accompagnato la nostra vita: da ragazze i nostri innamoramenti, poi da madri l’amore per i nostri figli e, in ultimo, sedute nel salotto della sua bella casa, fino alla fine a parlare dei nostri desideri più reconditi alla veneranda età di circa 70 anni. L’essere umano non muore per età biologica, muore veramente quando in lui o in lei si spegne il desiderio.
Amore di noi compagne e più strette amiche di Graziella, che avevamo costituito una task-force su WhatsApp, di accompagnamento e sostegno alla sua lunga malattia. Abbiamo voluto, infatti, chiamare questo nostro libro “Le ragazze di Via dei Fiorentini”, perché “Ragazze” era l’esordio dei messaggi, sia quelli buoni che quelli cattivi, di Graziella su questa chat era: «Ragazze, oggi vi dò una bella notizia, Ragazze, oggi sto malissimo».
Siamo state per cinque anni con lei sulle montagne russe, seguendo gli alti e bassi della sua lunga malattia.
Amore del luogo, ossia Via dei Fiorentini, in cui si è sviluppata questa storia inedita. Via dei Fiorentini non è il contesto, è il luogo dell’anima. Il luogo è quasi una promanazione di sé e contemporaneamente una presenza con la quale si entra in rapporto, ed è diverso dal contesto, che è lo spazio storico temporale esterno, che a volte a noi donne diventa estraneo. Ci sono fiumi di scritti sull’estraneità femminile nei riguardi delle forme istituzionali della politica. Via dei Fiorentini, perciò, fa parte del titolo, il luogo non è solo lo scenario, ma anche co-autore, perché il cambiamento veramente più traumatico è stato, e non solo per noi, proprio il cambiamento della sede.
Via Dei Fiorentini
Per noi il PCI-PDS-DS è stato “il Partito” fin quando siamo state in Via dei Fiorentini. Vedere la sala Alicata, dal nome di un prestigioso dirigente del Partito napoletano, luogo di tante significative battaglie, divenire un garage del centro storico di Napoli è stato quasi più traumatico della fine del PCI. Lasciare Via dei Fiorentini ha significato, in un certo senso, la fine del Partito napoletano. Ecco perché́ abbiamo voluto dare importanza fin dal titolo a questo luogo.
La cosa più interessante è però, che, in questo luogo preciso, è accaduto qualcosa di inedito, di impensato. Con la nostra azione abbiamo operato una sospensione dei meccanismi di poteri e consuetudini di un partito solido come il PCI, meno solido ma forse più complesso come il PDS e DS, grazie al desiderio di autonomia e di affermazione di libertà che animava tutte noi, nonostante le differenze di posizioni politiche e di pratiche femminili e femministe. La nostra determinazione nel combattere visioni miopi e maschiliste, atteggiamenti e comportamenti sessisti che persistevano, malgrado fossimo in un partito di sinistra, ha aperto una breccia, ha aperto varchi per noi e per molte donne che militavano in movimenti esterni e nella società̀. Ha prodotto politica a volte alternativa a quella tradizionale, contaminando il Partito con obiettivi e pratiche che venivano dall’esterno, da una società̀ che era in piena effervescenza. Dal Referendum per il divorzio a quello per l’aborto, al Diritto di famiglia e alla Rete dei consultori, ma anche di forme inedite di politica. In quelle stanze, di un palazzetto a tre piani, situato a ridosso di via Toledo, con una sala enorme nell’interrato, si è consumata gran parte della nostra giovinezza. Per me poi, che
sono stata la ideatrice di “La stanza tutta per sé”, sita al primo piano della Federazione di Via Dei Fiorentini a Napoli, c’è stato Virginia Woolf e il femminismo.
La stanza tutta per sé
In questa stanza abbiamo praticato l’affidamento, mentre in altri luoghi femminili del Partito le relazioni tra donne sono state sempre paritarie, e abbiamo sperimentato la politica dello stare ad “agio”. “Vivere ad agio” in quel luogo è stato una vera rivoluzione copernicana perché ha trasformato lo statuto dell’essere donna nel suo mostrarsi sempre disponibili e generose verso le altre/i (come detta il ruolo di madre/moglie, ma anche il modello di “donna” della sinistra, che più volte chiamava le militanti a sacrificarsi per gli “ultimi”), nell’essere soprattutto disponibili verso se stesse. L’amore senza limiti verso gli altri, frutto comunque di una educazione conservatrice, è stato trasformato in un amore di se stesse al di là di ogni egoismo: tutte avevamo diritto all’agio. “Essere ad agio” significava soprattutto non dipendere più mentalmente dal maschio. Essere ad agio significava partire da sé, affermare liberamente la propria differenza senza opporsi necessariamente all’altro. Dalla differenza da “il maschile” si passava alla differenza di ossia “l’affermazione del femminile”. Limitare la propria azione al perenne contrasto con i maschi costituiva ancora un ostacolo alla propria libertà e comportava una vita ancora dis-agevole. Solo in un’altra istanza femminile del PCI-PDS-DS si è realizzata la stessa pratica, nella “Signora sezione” di Milano, una sezione tutta femminile, dedicata a Teresa Noce e promossa da Mariuccia Masala.
Amore è stato anche la guida che ha mosso la mano di donne ricamatrici napoletane nel cucire la gloriosa bandiera della Federazione del PCI di Napoli, che sta nel Frontespizio, che durante l’attacco dei Monarchici alla federazione di Napoli dell’11 Giugno 1946 non fu mai ammainata.
Ma andiamo per ordine
Il testo si apre con un bellissimo articolo della giornalista e scrittrice Titti Marrone, pubblicato sul Mattino di Napoli il giorno dopo la morte di Graziella, in cui traluce tutto il suo amore per lei.
Il libro si divide in due parti
La prima parte, più corposa, è costituita dal racconto delle relazioni politiche di noi dirigenti donne a partire dalla Sezione femminile del PCI all’Assemblea delle donne del DS. Dai racconti emerge la figura di Graziella Pagano a cui erano legate tutte le protagoniste di questa prima parte che sono Angela Francese, Pina Orpello, Roberta Calbi, Alberta De Simone, Alessandra Macci, Patrizia Ferrione, Giovanna Martano, Susy Esposito, Valeria Valente. Il racconto comunque segue un filo cronologico e le protagoniste di cui sopra non sono in ordine alfabetico ma nell’ordine temporale delle vicende politiche che hanno attraversato in prima persona e in relazione con altre, costituendo una breve storia delle donne del PCI-PDS-DS.
La seconda parte è costituita dal “come ci vedevano” alcune donne dell’area di sinistra napoletana importanti, non direttamente impegnate in ruoli dirigenziali dei partiti PCI-PDS-DS, ma che hanno avuto relazioni con noi. Laura Capobianco femminista e storica, Cristina Donadio attrice, Floriana Coppola scrittrice, Maria Rosaria Forni, insegante e dirigente di Italia Viva, che è stata collaboratrice di Graziella sui temi della scuola fino alla sua morte. Graziella, la cui vera passione è stata sempre la politica, ha fatto politica fino alla fine della sua vita presentandosi anche alle ultime elezioni parlamentari. E’ morta qualche settimana prima delle elezioni.
I racconti della nostra storia
Narriamo, attraverso la storia personale di ognuna, e per la non sovrapposizione cronologica dei ruoli ricoperti, storie diverse che coprono un tempo significativo in cui, insieme, abbiamo determinato e assistito a tanti cambiamenti.
Al centro del libro ci sono le nostre relazioni, la parola relazione è una parola forte, Simone Weil direbbe di pietra, perché non designa semplici conoscenze e rapporti di collaborazione.
Narriamo principalmente relazioni politiche che si sono allacciate come in una catena di montaggio, lungo il periodo anni Settanta fino ai Duemila, cioè dal PCI sino alla fine del DS. (Chiamo il Partito il PCI e le sue promanazioni PDS e DS) creando un filo rosso che appare chiaro fin dall’indice. Ma ognuna di noi poi nel suo racconto parla di sue specifiche relazioni, nominando molte donne, dentro e fuori il Partito. Abbiamo rappresentato una folla di ragazze di via dei Fiorentini, anche le segretarie che si sono avvicendate nell’affiancare l’azione
politica del Partito in quel periodo. Infatti il libro si conclude con un post scriptum che le nomina e con una testimonianza di Luciana Pesante che ha ricoperto funzioni di segreteria dal 1964 al 2004.
Il libro l’abbiamo dedicato a Graziella in primis, ma anche a Mariuccia Masala, Dolores Madaro, Carmela Izzo, Wanda Spoto, Monica Tavernini, Mimma Marotta, e ad altre compagne che ci hanno lasciato lungo questi anni.
Una folla di nomi attraversano i nostri racconti, che sono stati l’ossessione mia come curatrice, di Giovanna Martano, che mi ha aiutata in questo lavoro, in ultimo anche di Roberta Calbi e perfino di Claudio Velardi, che da buon giornalista nel leggere il libro per presentarlo ci ha inviato una lista di refusi da correggere, per lo più nomi. Ma veniamo alle protagoniste!
Le protagoniste
Ognuna, dunque, ha iniziato a parlare partendo da sé, ma ha parlato anche del contesto, e quindi non ha narrato solo la propria storia personale, ma anche l’evoluzione di un Partito che si è trasformato sotto i nostri occhi, e anche grazie alla nostra azione. Sullo sfondo dei racconti si intravede la storia del PCI a Napoli e Provincia, soprattutto le battaglie operaie e studentesche degli anni ’70, quelle contro il lavoro nero, e poi la gloriosa giunta Valenzi e il colera, che segna una cesura nel Partito napoletano. Quegli anni di gloria non si ripeteranno più̀. Certo la nostra è una storia minore, ma non mi risulta che ci siano ad oggi Storie organiche maggiori sull’operato del PCI-PDS-DS a Napoli. Ci sono libri su singoli personaggi politici importanti, su singole imprese (la storia dell’Italsider, ad es.) e su periodi più̀ brevi. Le storie minori, pur essendo tali, sono importanti, sono dei tracciati che aiutano la costruzione della Storia con la S maiuscola. Abbiamo vissuto, da testimoni e protagoniste vari “passaggi” e trasformazioni di un partito, da partito operaio (Angela Francese, quadro politico di una fabbrica importante come la Remington) a partito della piccola e media borghesia, fatto anche da insegnanti e giovani laureate, di estrazione borghese come Giovanna Martano, che titola il suo intervento “Borghese Comunista e Femminista”. Abbiamo visto e vissuto il centralismo democratico – il PCI – e le sue evoluzioni di partito organizzato per correnti a cui abbiamo reagito costituendo forme di aggregazioni femminili sempre più trasversali e autonome, anche se in tanti cambiamenti abbiamo perso relazioni
importanti. Siamo passate da una forma partito, per così dire, “pesante”, con regole rigide, a forme di partito più̀ leggere e flessibili, apparentemente più̀ tollerante; da una situazione – come dice Angela Francese – in cui il Partito vinceva sulle istituzioni e dettava la linea ad un partito composto e diretto da comitati elettorali, dove gli eletti avevano più̀ potere dei dirigenti.
Noi “ragazze” siamo entrate più̀ volte in conflitto per le nostre diversità̀ di pratiche politiche, ma siamo anche entrate in competizione quando avevamo il desiderio di ricoprire lo stesso ruolo politico nel partito e/o nelle istituzioni. Ma proprio la nostra relazione con Graziella Pagano, il riconoscimento comune della sua autorità̀, faceva di lei un arbitro tra di noi: Lei ci portava a confrontarci dandoci regole comuni, a individuare le priorità̀, già̀ prima dell’Assemblea delle donne, di cui fu la prima Presidente, e nella quale “chi doveva fare che cosa” divenne una pratica consolidata con Giovanna Martano e con Valeria Valente che è una figura di confine a cavallo tra DS e PD.
La nostra vicenda si chiude, con il DS Si preannunciava la nascita del PD, che per molte di noi rappresentava un partito molto diverso dal PCI-PDS-DS, ma molto probabilmente era terminata la forza propulsiva del gruppo, molte di noi abbiamo abbandonato per realizzare i nostri sogni oltre il Partito e a conti fatti ci siamo riuscite, a dimostrazione che questo Grande Partito non ha saputo ben sfruttare nostre energie e competenze. Certe crisi della politica non vengono a caso.
Conclusioni
L’Amore per la Politica e per la Libertà femminile
Le donne che qui scrivono nel Libro sono state chiamate da me una per una, non perché condividevamo la stessa pratica politica. Tra di noi, come emerge dal testo, ci sono profende differenze: c’è chi è per l’emancipazione, chi per la parità, chi per la differenza sessuale. Sono state scelte per la libertà ed indipendenza del loro pensiero che le ha guidate nell’ azione politica: ognuna ha scelto l’altra per orientare la sua azione, non “i precetti” del partito. Le Ragazze sono donne che hanno fatto dell’“amore” una relazione politica, l’amore e l’amicizia tra donne, come sostiene Sandra Macci, non sono sentimenti privati, sono il cuore della Politica. L’abbiamo praticato non senza conflitti… ma sia l’amore che la politica
sono entrambi campi in cui scoppiano i conflitti ma anche si governano. Non è raro associare l’Amicizia/Amore alla Politica. L’ha fatto anticamente Cicerone e più recentemente Simone Weil per la quale l’Amore Cortese era il modello di un’azione politica efficace per combattere le forze del Potere che pervadono la società. Entrando in sinergia non abbiamo certo attuato la trasformazione della cultura e forma politica del PCI-PDS-DS auspicata ma almeno abbiamo sospeso i meccanismi di un partito sul femminile molto contraddittorio: a favore delle donne per propaganda, ma profondamente sessista. Ciò ci ha consentito di costruire una storia inedita.
Ma perché la raccontiamo solo adesso, solo per colmare il vuoto di una perdita importante della nostra cara compagna Graziella oppure per ritornare a segnare il mondo costruendo nuovo simbolico?
Scrivo questa recensione dopo 4 mesi dalla pubblicazione e dal percorso di presentazione del libro, che ha suscitato successo, qualche mugugno da parte di qualche compagna per non essere stata coinvolta, ma soprattutto ha suscitato critiche maschili di ex PCI-PDS-DS, non per quello che abbiamo scritto pochi tra loro hanno veramente letto il libro e sono venuti alle presentazioni ma perché sono stati spiazzati, presi alla sprovvista. Nessuno di loro prima di noi ha pensato di cimentarsi nel fare la storia del partito napoletano, e se l’avessero fatta sicuramente ci avrebbero occultate. L’abbiamo fatta noi questa storia e abbiamo dato per prime la nostra visione di questo partito, una visione che tiene conto del simbolico e con il quale chi si accingerà in seguito a fare una storia dovrà fare i conti.
Il libro non mummifica relazione passate, ricostruendo le nostre relazioni queste si stanno vivificando e stanno costruendo intorno a sé altre relazioni. Le posizioni differenti tra noi permangono, non siamo mai stato un gruppo e non lo siamo nemmeno ora, questo libro che è un libro politico sta creando nuova politica femminile.
Le ragazze di Via dei Fiorentini, un libro di storie di relazioni di un gruppo di compagne che si sono susseguite nel più grande partito della sinistra napoletano e dei partiti da questo emanati in un arco storico che va dal 1970 ai 2000, anni ruggenti sia per quel partito che per il femminismo, è un libro che nasce dall’amore e per l’amore ma anche dal desiderio di continuare a segnare il mondo e di fare mondo.
