diotimacomunità filosofica femminile

per amore del mondo Edizione 19 - 2023

Ho Letto

Grandi donne di Giovanna Foglia

Presento qui i due volumi di narrazione autobiografica di Giovanna Foglia, intitolati L’altro universo e Il nomadismo, che sono raccolti in un cofanetto dal titolo Grandi Donne, edito da Corsiero ed. nel 2023. Per farlo, mi concentrerò sugli inizi del primo libro intitolato L’altro universo, perché l’esperienza che viene raccontata è straordinariamente forte. Considero questa narrazione iniziale il filo conduttore più o meno velato anche del secondo libro intitolato Il nomadismo, che pure a prima vista sembra soltanto un libro di viaggio, mentre, come cercherò di far vedere, è profondamente connesso al primo.

Incomincio dunque con il nucleo sorgivo del libro, che si riverbera attraversando i due testi. È l’intreccio tra tre scoperte che hanno toccato l’autrice. La scoperta della politica delle donne a Milano e poi in altre città. La sperimentazione del proprio legame erotico e d’amore con le donne. L’esperienza che il mondo non è solo ciò che condividiamo come realtà, ma comprende anche un’altra realtà più autentica e vera – invisibile ai più – che ci fa vedere il mondo e le persone con occhi diversi. Farne esperienza ci riconnette allo slancio vitale energetico che la vita rappresenta per tutte e tutti noi, se ci poniamo in sintonia con essa.

L’inizio del primo libro è collocato negli anni Settanta. In particolare il racconto comincia con un avvenimento cruciale nel 1976. L’autrice era giovane, aveva vent’anni. Sappiamo che gli anni Settanta sono stati – a prescindere dalle narrazioni che li presentano come anni cupi del terrorismo, della violenza nelle piazze – anni di grande allegria collettiva soprattutto da parte delle donne, nelle esperienze femministe, ma non solo. Anni di sperimentazione soggettiva e collettiva assieme, dove sembrava che ogni via fosse possibile. Un’epoca che ha mostrato uno slancio trasformativo che è tuttora in corso.
Normalmente, ma sbagliando, si pensa che un’avventura così intensa come quella degli anni Settanta, che qui il libro di Giovanna racconta e allo stesso tempo incarna molto bene, sia conclusa. E si sia conclusa con una sconfitta. Si ritiene che comunque il tempo si sia ripiegato su sé stesso passando ad altro.
Non sono affatto d’accordo. La sperimentazione politica ed esistenziale che soprattutto molte donne, ma anche uomini, hanno vissuto in quegli anni è qualcosa che continua a irraggiare. È un evento, la cui narrazione dominante cerca di spegnerne la portata innovativa, concretamente rivoluzionaria per le donne. Si è voluto decretarne il superamento. Invece è un evento infinito che continua ad irraggiare. L’efficacia di testi come quelli di Giovanna è che ce lo fanno vivere nel racconto, rilanciandone la sua presenza vitale.
Non a caso l’azione rivoluzionaria di allora si trova in certe azioni fondanti che sono presenti qui e ora. Penso ad esempio al Trust per finanziare progetti di donne, che Giovanna Foglia ha creato assieme a Fiorella Cagnoni. Ma penso anche alla stessa Mag di Verona, nata dalla volontà di Giovanbattista Rossi attorno alla scommessa politica dell’associazionismo, e che è continuata poi per il desiderio di Loredana Aldegheri e Teresa Giacomazzi in fedeltà all’intenzione radicale degli inizi.

Poco più sopra ho scritto che nel primo libro troviamo tre piani intrecciati: politica femminista, esperienza erotica con le donne, un’altra realtà nella realtà condivisa. Partirei da quest’ultimo piano per poi ritrovare gli altri due ad esso connessi. È apparentemente il più difficile da trattare, il più lontano, ma non credo davvero sia così.
Racconta Giovanna di un’esperienza di sconnessione, per la quale in alcuni momenti precisi, che avvenivano nella sua vita senza preavviso, lei usciva dal suo corpo e lo guardava dall’esterno. Questa situazione era vissuta con grande pace e stato di benessere, perché il guardare da fuori il proprio corpo andava di pari passo con l’essere fuori dall’io. Ed è l’io, si sa, che si angoscia e ha paura di perdere la propria integrità. Uscendo da sé, lei aveva la visione di un mondo complesso e armonico che avvertiva in sintonia con il proprio sé. Un sé espanso, molto oltre e altro dai confini dell’io.
Si è trattato di un’esperienza che è durata una trentina di giorni e poi si è conclusa dopo essersi intensificata nelle ultime giornate.

Chi ha letto i testi di Carlos Castaneda o ha avuto amici che hanno provato LSD o libri che ne parlano (Dove gli angeli esitano di Gregory Bateson, ad esempio) conosce racconti d’esperienza molto simili. Voglio dire con questo che negli anni Settanta se ne discuteva molto e dunque eravamo tutti più attenti e aperti rispetto a chi viveva situazioni di questo genere.

Per l’autrice fu un evento che trasformò radicalmente la sua vita. Questo “inconscio di visione” poi per tutta la vita le ha fatto da guida per comprendere con sensibilità e acutezza quando un gesto è impreciso rispetto alla misura complessiva dell’universo.

Nel libro queste esperienze vengono accostate ad esperienze religiose soprattutto di donne. Ad iniziare da uno psichiatra, che, alla fine di un colloquio voluto dalla madre, paragonava l’esperienza di Giovanna a quella di Sante e Visionarie della storia. Quindi la riconduceva ad un ambito religioso di esperienza femminile. Non solo. Giovanna stessa ha cercato come collegare la sua esperienza a quella presente nella religione cattolica e poi anche nell’area induista buddista, attraverso una maestra di spiritualità.

Ho trovato molto interessanti le parole di questa maestra. Delineano un gioco reciproco tra le visioni dirette dell’invisibile da un lato e dall’altro la strada delle pratiche religiose vere e proprie, che alludono sì a tale partecipazione al divino, ma lo fanno indicando comportamenti precisi nel tempo, riti e preghiere, cioè percorsi che richiedono pazienza e orientamento.

Con le mie parole: la visione diretta, referenziale, è vissuta da poche, che hanno avuto la chance di tale esperienza, ma essa risulta non spartibile con le,gli altri. Invece la via religiosa custodisce sì l’esperienza del divino, però attraverso l’allusione, che non è referenziale, ma indica indirettamente, accenna, fa intravedere e in questo modo accomuna molti cammini di persone diverse, per il solo fatto che si pongono sulla strada dell’esperienza religiosa e ne seguono i riti.

Vorrei ora parlare degli altri due nodi, che Giovanna Foglia pone all’inizio della sua formazione: l’apprendimento dei rapporti d’amore tra donne e l’iniziazione alla politica del movimento femminista a Milano. In realtà c’è una notevole porosità tra le due esperienze. Non sono piani del tutto distinguibili.

Nel libro ci sono belle e interessanti descrizioni di riunioni in via Col di Lana, uno dei luoghi simbolici del femminismo milanese di quegli anni. Mi sembra particolarmente affascinante l’andamento del parlare in presenza nei gruppi femministi. Il flusso del discorso si avvia, viene ripreso, qualcuna si aggancia ad un’altra non si sa esattamente perché, forse per una passione, per un tono che la precedente mostra. Non si fa teoria, ma alcune parlano altre per lo più ascoltano, convengono, annuiscono o rimangono estranee. Già i riepiloghi delle riunioni mostrano come qualcosa è più importante, altro meno. Ma anche solo fare un riepilogo richiede una competenza diversa. Nel magma in continuo movimento di quegli anni a Milano ci sono anche tanti piccoli gruppi, che mescolano discussione politica e quotidianità di vita. Si trovano nel libro descrizioni di come sono gli spazi di questi incontri, la vita materiale, lo stile. 

Non c’è organizzazione e tutto è sul passa parola, in un andamento informe, ma efficace. Si coglie nella narrazione di Giovanna in che senso questa voluta non organizzazione risulti un nucleo portante del movimento delle donne, in polemica con l’efficientismo delle organizzazioni maschili. Ne viene una riflessione sulla passione maschile per organizzare. È chiaro che il passa parola che sostituisce l’organizzazione crea delle difficoltà, è faticoso, non è del tutto visibile. Si propaga infatti per relazioni di simpatia, di vicinanza. Occorre entrare in quella rete di relazioni e non sempre è facile. Si capisce la difficoltà iniziale di Giovanna per capire “come funziona la cosa” e farne parte.

Ma l’entusiasmo suo e delle altre è palpabile. Quell’entusiasmo che riguarda l’accadere di un infinito che si apre per tutte quelle che partecipano.

Circola, non detta, ma evidente, un’onda di erotismo. Giovanna che partecipa un po’ a lato rispetto al flusso principale del discorso, ne viene catturata. La percepisce sensibilmente. Tante sono le storie – e non solo per lei – che iniziano a partire da queste riunioni. Si vede come la politica delle donne e l’attrazione erotica tra donne non siano mai nettamente distinguibili. È questo a fare di questi incontri qualcosa di speciale, intenso. Così il pensare con le altre ha una connessione profonda con quali colori una donna viene vestita ad una riunione, con quale atmosfera si presenta. Come gli sguardi si incrociano. Le voci. I toni. Le sfumature dell’esserci, sempre diverso.

Certo poi ci sono i viaggi con amiche conosciute alle riunioni e nelle comuni. Viaggi in cui alcuni legami di attrazione diventano storie d’amore e dove nei grandi letti comuni si intrecciano rapporti poi duraturi. Una mia amica li chiamava i letti del socialismo. Mi è rimasta impressa questa espressione perché mostra come il senso di una rivoluzione politica fosse sempre sentito intrecciato a questo erotismo diffuso.

Per questo ho sempre avvertito come una perdita la distinzione che il movimento lesbico ha voluto fare tra amore eterosessuale e amore lesbico, perché in verità l’erotismo tra donne va oltre tali distinzioni ed è sicuramente, allora come ora, un elemento portante della politica delle donne sia che si sia eterosessuali sia lesbiche. È implicitamente il tessuto vivente dell’amicizia politica e delle relazioni tra donne.

Infine vorrei presentare l’idea di Giovanna di nomadismo: utopia politica per un popolo di donne in divenire.
Ho cercato di ricostruirla da questi due testi. Soprattutto il secondo libro ha come slancio il nomadismo politico femminista.

In parte è strutturato attorno alla critica al lavoro. Ma bisogna intendersi: non tanto al lavoro in sé, quanto al lavoro alienante in forme già organizzate dal mondo maschile. Si tratta di superare il dualismo tra lavoro alienato e autenticità nella vita privata. In gran parte è guidato dalla fede che una politica delle donne non può essere che, alla lettera, in movimento. Il nomadismo diviene aggregazione politica. La sua idea è che viaggiando si possa andare allo scambio politico con tante altre nel mondo, che si possono aggregare per un certo periodo di tempo e poi andare per conto proprio battendo altri percorsi. E tutto questo cercando e allo stesso tempo esprimendo la qualità del mondo delle donne, ma non stanziale, per necessità in carovana. Ci si sostenta in questo percorso comperando e vendendo a seconda delle località e dei prodotti che si trova a disposizione. Si fa mercato.

Da qui l’iniziativa di viaggiare con un bus prima nell’America del Nord poi del Sud, coinvolgendo e scambiando con tante donne incontrate nel percorso. Questa impresa, durata più o meno sette mesi, è il nucleo del secondo libro che è sostanzialmente un libro di viaggio e avventura, nella ricerca e nella creazione di un popolo di donne in movimento. Così che il testo diventa un libro appassionante per chi ama la geografia come me e che sa che non andrà mai in certi luoghi.

Risento in questa parte gli echi del popolo delle donne che, come il popolo ebraico, va alla ricerca della propria patria che non conosciamo ma che creiamo nel viaggio. 
Mi stupisce anche sempre come questa idea nomade sia per tante donne fonte di allegria, trasformata in una impresa politica imprevista. Ricordo l’allegria dei testi di Rosi Braidotti sul nomadismo femminista, come quella di Angela Putino che contrapponeva alla stanzialità delle radici materne l’avventura di un popolo che slitta nello spazio e nel tempo. 
Giovanna non contrappone materno e avventura. Tiene assieme tutto in questo movimento sperimentato alla lettera nella sua vita.