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per amore del mondo Edizione 19 - 2023

Uomini che amano le donne

Gesù e le donne. Uno sguardo liberante per una nuova umanità

Gesù Cristo, è senza dubbio nella sua natura umana un uomo fuoriclasse. L’archetipo di vir che ci presenta un nuovo modo di guardare al mistero femminile. Il Figlio dell’Uomo infatti è presentato dai Vangeli come una figura che sfugge ai canoni maschili dominanti e religiosi di allora. Un uomo pienamente integrato in tutte le sue dimensioni, intellettiva-razionale, affettivo-emotiva, psicologica e spirituale ma non solo: Gesù Cristo è un uomo scandalosamente libero e pienamente a suo agio nel rapportarsi alle donne. 

Ogni incontro è arricchente e generatore di vita, ogni incontro è liberante, sanante e trasfigurante, ma soprattutto caratterizzato da un’azione pedagogica che non si focalizza sul mero senso della riparazione dell’onore maschile ferito, ma cerca di comunicare la sensatezza dei valori trasmessi dalle norme come a comunicare la stessa dignità femminile, in un modo di relazionarsi sorprendentemente umano e al di sopra della mera osservanza legalistica.

Tra tutte le letture che si possono ricavare dai racconti evangelici, la scena che da sempre mi ha colpito come più pregnante per lo spazio che Gesù consegna e affida alle donne nel loro cammino di discepolato (e dunque nello spazio pubblico), come in quello privato (per una frase che a mio avviso rimanda alla libertà relazionale dell’amore) è senza dubbio quella dell’Apparizione del Maestro alla Maddalena dopo la Sua morte e resurrezione.

Il vangelo di Giovanni tipicizza un’immagine iconica nell’esegesi del tempo. Il Figlio dell’uomo decide di apparire a una donna e il Vangelo ci dona un dialogo immortale, che ancora oggi può illuminare la relazione maschile-femminile. La stessa è contenuta nel Vangelo di Giovanni al capitolo 20. 

Il suddetto capitolo può essere tripartito in tre scene, 

1 – La prima ci mostra la domanda del Maestro posta alla donna piangente, atta a ricercare il Suo Signore, 

2 –  Nella seconda il Figlio di Dio compare alla donna e

3 – Nella parte conclusiva, è svelata la vocazione dell’uomo e della donna, in quel cammino di conversione che rivela loro l’uguale dignità e l’uguale missione di discepolato nel mondo.

Nel versetto 14 difatti Gesù appare a Maria Maddalena, e la donna, dinanzi alla figura retta del Maestro, si volta verso di Lui: azione indicata dal greco «strefo». Il suo voltarsi di 180 gradi indica quasi un dare le spalle a Gesù, ma nel versetto 16 il lettore attento legge che «lei (la Maddalena) si voltò di nuovo». 

I due verbi indicanti una medesima azione che non può essere compiuta in maniera sequenziale hanno avuto diverse interpretazioni letterarie nel corso degli anni, tra queste, quella che indica nell’intenzione dell’Evangelista un profondo valore a questo secondo voltarsi: la Maddalena si sente chiamata in maniera del tutto personale ed è in grado di riconoscere il Maestro, compie quello che potrebbe essere inteso come «un voltarsi dell’anima».  Ai versetti 17 e 18 abbiamo un imperativo da parte del Rabbunì, che non esprime un noli me tangere, ma la forma dell’auristo indica una continuità dell’azione, nella cui risposta leggiamo: «non fare che il tuo tocco continui a trattenermi». 

La Maddalena, nell’attiva ricerca del Gesù del passato, si reca alla tomba vuota, ma non Lo trova. Si volge e non comprende, si volta ancora e si sente interpellata da un «non aggrapparti a me» per la traduzione che ne fa Raymond E. Brown nel suo poderoso commentario al quarto Vangelo. In questo imperativo, troviamo la cura alle nostre patologie affettive, ai nostri bisogni, come alle pretese di avere accanto qualcuno o Qualcuno che attutisca incessantemente alla nostra solitudine. In quest’immagine quasi plastica, in una parola «il trattenere», che oggi potremmo sostituire con innumerevoli forme di amori malati, troviamo l’invito a vivere la relazione in un modo triadico liberante.

È in questo amore liberante che la dinamica dei sessi, del maschile e del femminile può trovare risposta, senza rimanere impigliati in reti di potere, di rivendicazione, di fusione o di non combattiva sottomissione e relegazione agli inospitali locus politci.

Riconciliati con la nostra identità, possiamo guardare a quei valori metastorici che non sono appannaggio di mode del momento, ripensando altresì ruoli e funzioni per un mondo più umano.

Un orizzonte certo, e non un mero punto d’arrivo. Anche perché richiede un sempre costante esercizio di discernimento, (o prudenza se vogliamo usare i termini cari a San Tommaso), nella purificazione degli affetti disordinati e nell’integrazione di un Altro che richiede ogni volta una demolizione e riassetto delle mie resistenze in ordine a una Verità.