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blogGenerazione di idee, Per Luisa Muraro

Maddalena Spagnolli, La maestra di Diotima e mia

20 Luglio 2026

In quei giorni, mentre il fisico indebolito di Luisa stava lasciando questo mondo, mi trovavo, forse non per caso, a rileggere i suo testi sulla figura di Diotima e il mito di Eros, testi sparsi in più opere, ma in quei giorni mi ero soffermata in particolare su quello in Diotima, Approfittare dell’assenza, intitolato La maestra di Socrate e mia, dove in exergo al saggio si trova una citazione di M. Zambrano tratta dallo scritto Diotima di Mantinea:

“Una vita, un amore imprigionato, c’è in tutto, solo che qualcuno la tiene rinchiusa; teme, se vive, di morire.”

È in questa chiave che mi appare Luisa: non ha temuto certo di vivere, fedele com’è al desiderio di “sprigionare”, ad ogni costo, in vita e libertà, l’amore imprigionato.

Così mi appare anche la sua rilettura della figura di Diotima e del mito di Eros/amore, su cui Luisa torna più volte, figura di donna assente al famoso banchetto nel racconto di Socrate-Platone, ma un’assenza significativa che non significa  inesistenza; perché Diotima parla, dice Luisa, e il racconto che fa Diotima, donna e maestra sapiente nelle cose d’amore, assume una piega imprevista rispetto al senso comune: il dio Eros di cui Diotima racconta l’origine, non è bello e ricco come si crede, ma figlio di Poros (che spesso viene tradotto con espediente, ingegno, ma Luisa traduce anche foro, apertura…) e Penia (Povertà, carenza) per cui amore, come narra Diotima, nasce mancante e la sua mancanza lo fa crescere.

Sentendomi anch’io mancante e bisognosa, posso dire o commentare di Luisa soltanto attraverso ciò che lei stessa ci ha lasciato scritto, perché, “commentare è un pensare da poveri, chi commenta non ha la pretesa d’interpretare o di spiegare, ma piuttosto il bisogno di nutrirsi di un pensiero” (L. Muraro, Le amiche di Dio, pag. 21)

Ricordando Luisa continuo a nutrirmi del suo pensiero e allora riprendo alcuni passi per me significativi della lettura che Luisa stessa dà del testo sulla nascita di Eros:

“Nel racconto allegorico della nascita dell’amore da una donna bisognosa di tutto e da un dio ubriaco di nettare, è riconoscibile la stessa potente intuizione: l’amore appartiene ad un’economia di scambio fra il niente e l’essere. Scambio, non elevazione, non ascesa …. combinazione, asimmetrica e squilibrata.” (pag. 41)

“Il dio che a Carestia Carenza appare ricco di ogni bene, una qualità sembra avere effettivamente, è la capacità di fare di un buco mortalmente soffocante, un passaggio vitale. Il suo nome, dunque , è passaggio” (corsivo mio, pag. 43)

“E questa potrebbe essere la risposta alla domanda del filosofo: perché l’essere e non il nulla? C’è qualcosa perché c’è mancanza che chiama senza disperarsi, c’è essere perché l’amore fa del niente un passaggio al suo avvenimento” (pag. 43)

Ecco, guardando a ritroso, è in questo amore/passaggio che ho trovato la direzione alla domanda filosofica di Luisa, ma poi anche la mia, con la quale inizia la rifondazione del pensare così come la racconta nella sua opera L’ordine simbolico della madre: da dove cominciare? Si tratta di “interrogare la difficoltà di dare avvio e portare a termine un’impresa fatta di parole.” (pag.3)

Eros, demone ostico, mancante, alle volte rude, scontroso, è dunque l’inizio del filo-sofare e Luisa racconta come a  scuola di filosofia ha imparato “l’importanza del punto di partenza” (L’ordine simbolico della madre, 1991, pag. 4),

Ma questo non è sufficiente per lei nella ricerca più fedele al proprio desiderio: perché “i filosofi non rendono conto del sapere più importante” e cioè che “per l’esistenza libera una donna ha bisogno, simbolicamente, della potenza materna così come ne ha avuto bisogno materialmente per venire al mondo.” (pag. 9)

E allora Luisa trova: “improvvisamente mi accorgo che l’inizio cercato è davanti a me: il saper amare la madre.” (pag 13)

Penso che sia in questo orizzonte che Luisa trova anche l’intelligenza dell’amore nella lunga tradizione delle mistiche, le amiche di Dio, a cui si nutre e che costituisce un percorso che segna una schivata rispetto alla tradizione filosofica in cui era assente la vita delle donne.

Parlo degli inizi di Luisa, della sua difficoltà di cominciare e di quello che trova, per dire dei miei inizi e di quello che ho trovato in Diotima, in questo senso nella comunità filosofica di Diotima.

Tra Le amiche di Dio pubblicato nel 2001, Luisa annovera anche la scrittura di Clarice Lispector nel testo La passione secondo G.H.

E dal commento che Luisa fa a questo testo, riprendo un passo per raccontare, proprio attraverso le parole di Luisa, come io mi sono incontrata e “scontrata” con il suo fare filosofia, il suo andare al nocciolo delle cose attraverso le relazioni vive che animano e generano pensiero, cogliendo e rilanciando ciò che non è proprio evidente, che resta in nuce, nascosto ma che apre a nuove visioni di senso come “il buco nella siepe”.

“Nel testo della Passione – scrive Luisa – ho trovato per me e per le studentesse che studiano filosofia con me, la nostra iniziazione al lavoro filosofico.
A questo tipo di lettura sono stata indirizzata da M., una giovane donna che fa parte della mia stessa comunità filosofica, ‘Diotima’. M. è entrata a farne parte appena laureata e per due-tre anni restò quasi sempre silenziosa. Incerta sulla natura di quel silenzio e avendo il compito di governare “Diotima”, dissi non a lei ma a quella che l’aveva introdotta da noi: “non possiamo fare a meno del contributo di M.; visto che lei non si decide a offrirlo spontaneamente, dille che per il prossimo incontro si prepari ad esporre un suo pensiero, altrimenti dovrà lasciare la comunità.”

M. venne e ci parlò di sé, della sua paura di esporre, di esporsi, aiutandosi passo passo con quello che Lispector scrive sulla perdita della ‘terza gamba’ . La perdita della ‘terza gamba’ è il tema di apertura della Passione secondo G.H.” ( Le amiche di Dio, M. D’Auria editore, 2021, pag. 32)

Vedo nel racconto che Luisa fa della responsabilità che si è assunta di guidare la comunità, non solo qualcosa che mi ha riguardato e mi riguarda in prima persona (M. sono io), ma soprattutto il racconto della sua stessa pratica di relazione filosofica e politica (quella mediazione vivente di cui parla Diana in questi nostri ricordi): sentendomi Penia ho trovato in Diotima, nei vari passaggi, con Chiara e tramite Chiara con Luisa, che “l’amore fa del niente un passaggio al suo avvenimento” e che “l’inizio cercato è davanti a me”.

Questa è stata la mia esperienza originaria, i miei inizi, in Diotima, comunità filosofica.

Diotima maestra di Luisa e Luisa maestra di Diotima comunità filosofica: di questo incontro/passaggio con Chiara-Luisa e Diotima-comunità provo solo gratitudine, un’infinita gratitudine e un senso di privilegio e orgoglio che mi è toccato in questa vita dove ho trovato molto di più di quello che cercavo! 

Grazie Luisa!